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| primo piano: I due Presidenti |
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Un film di Richard Loncraine Uscita italiana
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Uno sguardo dietro le quinte Un film appassionante che fa luce, questo è l'intento, sulla particolare relazione amicale sviluppatasi tra un giovane e promettente Tony Blair, non ancora Primo Ministro britannico, e il navigato statunitense Bill Clinton, al suo secondo mandato |
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presidenziale a quell'epoca. Il ruolo del giovane Blair, affidato a un eccellente Michael Sheen, già allenato a indossare quei panni grazie ai due film The Deal e The Queen, è un profilo in continua evoluzione, permeato da una carica umana sorprendente, dotata di duttilità e slancio ideale. Una capacità politica in fieri di alto calibro, che come tale viene percepita da Clinton ancor prima che il successo elettorale faccia del leader laburista un suo pari, sia pure con le differenze conseguenti all'importanza dei rispettivi Paesi. Dennis Quaid è un ottimo Bill Clinton che il tornado di un'improvvida crisi, politica e al contempo familiare, strappa alla solida sicurezza iniziale, regalandogli contorni più umani insieme a una forte dose di amarezza. |
A datare dalla sua seconda visita a Washington, l'esponente laburista in ascesa è ricevuto alla Casa Bianca come un Primo Ministro già in carica. Le avvisaglie le coglie il capo del suo staff, impersonato dal valido Adam Godley, che, dopo un'espressione di sorpresa - “Accidenti, ci fanno entrare dal cancello di nord-ovest!” - impone un immediato cambio di posto, giocato con movimenti esilaranti, affinché Blair possa scendere per primo dall'auto, in linea con l'accoglienza riservatagli. Nel film i risvolti umoristici non mancano e son gestiti con dinamismo e scaltrezza, per consegnare momenti personali e talora intimi, da cui si resta abitualmente lontani in storie di personaggi tanto illustri. Accade per la conversazione sull'aereo tra Blair, la moglie, il capo dello staff e il capo dell'ufficio stampa, Mark Bazeley, |
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imperniata su discettazioni anche bibliche, atte a determinare l'esclusione del rapporto orale, al centro dello scandalo Lewinsky, dal novero degli atti sessuali veri e propri. Memorabile la reazione di Cherie (la bravissima Helen McCrory, già moglie di Tony Blair in The Queen), che esprime il conflitto inevitabile tra i personali dati mnemonici e le affermazioni di comodo degli altri, volte a creare un salvacondotto per Clinton. Se dall'inizio (partenza: a. 1992) sino all'appoggio di Clinton offerto all'amico Tony Blair, che si batte per il rilancio del processo di pace in Irlanda, assistiamo al formarsi e allo sviluppo degli ideali politici di Blair e del consolidarsi di un sogno, |
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che vede nel binomio USA-UK una via nuova per l'affermarsi di una democrazia sociale nel mondo, l'esplodere imprevisto dello scandalo segna l'inizio di una frattura insanabile nell'alleanza tra i due presidenti. |
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E, benché le insinuazioni di Cheire sulle possibili motivazioni recondite di un così appassionato sostegno (“Perché così lui ti deve qualcosa!”) costituiscano una sorta di anticipazione del cambiamento che è già all'opera in Blair, fin lì il britannico ha creduto all'amico. A Clinton ha creduto anche la moglie Hillary, splendidamente interpretata da Hope Davis , che, senza tradire la suprema lucidità peculiare dell'allora first lady degli USA - oggi segretario di stato - rende il dramma interiore di una donna, profondamente ferita negli affetti e nella sua dignità pubblica da Bill. |
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| Accortosi di non poter sfuggire alla procedura di impeachement, che il Congresso si appresta a varare, Clinton ammette pubblicamente di aver avuto una relazione “inappropriata” con Monica Lewinsky. È il momento di massima crisi per l'uomo alla totale mercé dei suoi avversari, quei repubblicani che hanno ora un'arma da usare, perché, come fa notare a Tony Blair il fido Powell (Adam Godley), “l'infedeltà di un presidente è un conto, lo spergiuro è tutt'altra cosa”. Tony Blair scopre così, sulla sua pelle, di aver creduto ciecamente in un uomo che si è ormai rivelato inaffidabile e di essersi incautamente esposto per lui, ponendo a rischio la sua immagine pubblica. Il problema non è solo di natura amicale, perché la non credibilità di Clinton s'incrocia con una grossa partita sul tappeto: l'intervento della NATO nel Kosovo. Blair ha già convinto Bill Clinton a intervenire con un'azione militare congiunta, volta a fermare Slobodan Milosevic in nome di una missione umanitaria e ciò al di fuori di una risoluzione dell'ONU, ma i bombardamenti aerei attuati non stanno avendo l'effetto sperato. I serbi hanno aumentato la pressione sopra la popolazione albanese, diffondendo tra i kosovari l'idea che questa nuova ondata di profughi sia conseguenza degli attacchi NATO. Per quanto Clinton voglia mostrarsi ottimista, Blair è ben consapevole del rischio: la missione umanitaria fallirà perché Milosevic gode di appoggi esterni e sa di poter resistere a lungo, mentre USA e UK subiranno un'umiliazione internazionale per non aver gestito utilmente l'intervento. |
Quel che Blair vuole è un'invasione di terra, che lasci senza riparo il dittatore. Clinton si oppone. Nel corso di un confronto drammatico, dice in privato a Blair che sì, potrà compiere questo passo ma dopo, perché al momento deve dirgli pubblicamente di no. “Ha mentito a tutti, perché dovrebbe dirmi la verità?”, quasi urla Blair, commentando la cosa con sua moglie. Da qui il passo verso il suo definitivo distacco: metterà Clinton con le spalle al muro alla presenza di giornalisti USA di destra, pronti a divorare con gusto il presidente alla minima spaccatura del fronte. |
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sapone. Al potere ci sono nuovamente i repubblicani. SCENEGGIATURA E REGIA Sull'intervento in Kosovo La morte di Milosevic Milano, 9 Dicembre 2010 |