primo piano: Ritorno nella valle degli angeli


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Iole Natoli
Poesie
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Vogliamo essere noi a cantare
Pensieri dispettosi e vagabondi

In questa pagina:
Viol
Segugi
In epigrafe
Eclissi
Lucidamente amando
Giorno d'estate
OreDueNotte
Generazioni

 

 

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Iole Natoli, Specchio magico, 1993

VIOL

Non scavare
un'icona di pietra
nella mia pelle

Sferza crepitante
il silenzio
asciutta ambra di foglie
Schiude cortina di riso e di schegge
solchi
di perfido ghiaccio
Stridulo
fischia
tra i denti
lo Spettro dell'Odio

SEGUGI

Ho passato molti anni della mia vita
a impastare segugi di creta
a disseminarmeli intorno
nell'attesa che qualcuno di loro
si animasse

Adesso è accaduto
ma d'un tratto
quasi che l'ululato o il ringhio dell'uno
avesse risvegliato dal proprio nulla
l'altro
un'esplosione contagiosa della scintilla vitale

Ora son lì alle costole
alle calcagna
alle natiche
ne sento il fiato
corto e anelante sulle spalle e sul collo
e tiro su
il cappuccio del mio vecchio montgomery
per interporre una barriera tra loro
e il mio bisogno di dimenticare

Perché in effetti
questo incalzare degli eventi
è anche irritante

Mi chiedo
se ce la farò a calmarli tutti
a gettar loro la bramata pagnotta
o l'osso
atto a mutare in brontolìo
lo spaventoso ringhio
di richiesta

IN EPIGRAFE

Non mettere pizzi e merletti
sulla mia tomba
Svettano in grembo
rovesciate piramidi
e in infiniti vortici
iridato s'acqueta
un fiore d'ombra

Vìola
trina di pianto
immoti rovi
e nel silenzio macina
fontana
oblioso
pulviscolo di stelle

 

 

Alle donne che verranno

dedicata oggi a Sitara Achikzai


Quando vi volgerete indietro
e leggerete l'urlo e l'angoscia
e i nostri sorrisi
penserete che voi, no, non avreste
certamente
urlato

E come mai è possibile che ciò sia pur stato
come mai
come mai

Dal vostro limpido specchio
del nostro urlo
veloce fuggirà la memoria

Ruota la carta tra i rulli
scorre sui fogli
la nostra angoscia

In mille righi neri cola e s'addensa
l'Idea
per un nuovo
secolo
di Storia

ECLISSI

Chi riaccende galattiche lune
Nei cieli
Di primavera?

Caute
Le labbra intrecciano
Acuti e bassi flauti
Docili dita invocano ardue ballate

Scivola incerta
La mano
Tra i ricci
Dei tuoi capelli

Dal lago dell'iride bruna
Non giungono
A me
Risonanze


Iole Natoli, La Coppia e il suo Teatro, 1979

GIORNO D'ESTATE

Luce di caldo rosso
scioglie in oro e cristallo
Vibra
e vapora
nel sole
crespo di soffice nero
che avvolge il tuo viso

Macera i grani del tempo
l'ardore del tramonto
scivola dalla pelle
in freschi petali
Umida scende
su di noi
la sera

Luna d'acerbo bianco
taglia di luci e d'ombre
le foglie del banano
Lieve disperde
il vento
nella notte
antiche orme
dei sogni

 

 




Ad Alice

GENERAZIONI

Occhi di girasole
di margherite
di violeblù
ciglia novelle e attonite
alla memore scoperta del mondo

Pollini e rami curvi
erbe saline
che accompagnano il vento
sulle tombe

Andantino
musica
di minute scarpedanza
tra le luci goccianti delle sale
giravolte in palazzi
braccio e inchino

Calabroni
in campagne di Sicilia
campi violenti d'arsi steli ritorti
che allontanano il canto degli ulivi
e cancellano il sogno di radici

Ma le ciglia
che schiudono occhi nuovi
bevono ancora
assetate di zagara
in palmi colmi di freschi fiori colti
l'irriverente
antica luce dell'isola

 

Limen

Verrà il vento
Le dita
nella polvere
la mia voce
dimentica di suoni

Scioglierete la carne
dagli eventi
Dolori
amori
gioie
pianti

Timori?

LUCIDAMENTE AMANDO

T'ho aspettato smaniosa nel letto
mani accorte sul mio corpo
il tuo viso sul mio ventre
Con un affettuoso sonnifero
chiuso ho la porta ad inutili sogni

T'ho visto gli occhi cerchiati
questa mattina
pallidi globi strizzati da rughe di sonno
Hai scritto molto, amore

Sono uscita a far spesa di carne e contorni
Dietro i vetri socchiusi
i n s t a n c a b i l m e n t e
tu scrivevi
Sono entrata nello studio
m'hai sfiorata con lo sguardo
arrossato da quotidiani esercizi
Ho raccolto le tue carte
per riordinarle con cura
come ogni volta
le ho portate con me sul mio letto
ho frugato tra le parole
vestita a metà
corpo sui fogli impressi di minuta grafia

E poiché tu scrivevi
e molto fino a sera avresti scritto
ho cucinato il mio pranzo per te

A lavoro compiuto t'ho chiamato
palpiti di gioia perché infine ti avrei visto
Con vene d'inchiostro nero
nella pelle sbiancata
lento t'ho veduto arrivare
T'ho servito un piatto caldo
di frammenti
p o e s i e
in brodo di pollo sgrassato
monachine di carta
cotte con molta cura
fettine di vergatina in olio e sale
T'ho riempito il bicchiere
di vino rosso
e ho raffreddato con piccoli dadi di ghiaccio
la tua poesia più calda e tenera
a p e z z i, naturalmente
e guardandoti
infine t'ho baciato

Come perdutamente t'amo...
amore

 

OreDueNotte

E i fari sono oblò
su questa pioggia
che picchia sull'ombrello di Maria
la prostituta che in astanteria
trovi iniziando
la cartacea ronda

Gelo alle tempie
ripari i giornali
con la giacca imbottita semiaperta
a mani vuote torni giù in coperta
stringi il volante, sterzi
e così sia

Un caffè al bar
che sbeffeggia la notte
e regala un sapore ai camionisti
Serrature, ascensori
scale, lampi
tuoni e rimbombi
occhi arrossati e stanchi
Figurina di donna indaffarata
dita sparviere della vita tua
un uomo in auto guarda poi va via

Una lampada veglia al terzo piano
da una finestra della grande piazza
ma le pareti d'una stanza calda
a quella luce fanno da corazza
Odor di marcio
di legname al macero
consegni oggi uno scafo clandestino
i morti che non hanno visto terra
approdano al giornale del mattino


Iole Natoli, Sull'orizzonte, 1995