
Iole Natoli, La Coppia e il suo Teatro, 1979
GIORNO D'ESTATE
Luce di caldo rosso
scioglie in oro e cristallo
Vibra
e vapora
nel sole
crespo di soffice nero
che avvolge il tuo viso
Macera i grani del tempo
l'ardore del tramonto
scivola dalla pelle
in freschi petali
Umida scende
su di noi
la sera
Luna d'acerbo bianco
taglia di luci e d'ombre
le foglie del banano
Lieve disperde
il vento
nella notte
antiche orme
dei sogni
Ad Alice
GENERAZIONI Occhi di girasole
di margherite
di violeblù
ciglia novelle e attonite
alla memore scoperta del mondo
Pollini e rami curvi
erbe saline
che accompagnano il vento
sulle tombe
Andantino
musica
di minute scarpedanza
tra le luci goccianti delle sale
giravolte in palazzi
braccio e inchino
Calabroni
in campagne di Sicilia
campi violenti d'arsi steli ritorti
che allontanano il canto degli ulivi
e cancellano il sogno di radici
Ma le ciglia
che schiudono occhi nuovi
bevono ancora
assetate di zagara
in palmi colmi di freschi fiori colti
l'irriverente
antica luce dell'isola
Limen
Verrà il vento
Le dita
nella polvere
la mia voce
dimentica di suoni
Scioglierete la carne
dagli eventi
Dolori
amori
gioie
pianti
Timori? |
LUCIDAMENTE AMANDO
T'ho aspettato smaniosa nel letto
mani accorte sul mio corpo
il tuo viso sul mio ventre
Con un affettuoso sonnifero
chiuso ho la porta ad inutili sogni
T'ho visto gli occhi cerchiati
questa mattina
pallidi globi strizzati da rughe di sonno
Hai scritto molto, amore
Sono uscita a far spesa di carne e contorni
Dietro i vetri socchiusi
i n s t a n c a b i l m e n t e
tu scrivevi
Sono entrata nello studio
m'hai sfiorata con lo sguardo
arrossato da quotidiani esercizi
Ho raccolto le tue carte
per riordinarle con cura
come ogni volta
le ho portate con me sul mio letto
ho frugato tra le parole
vestita a metà
corpo sui fogli impressi di minuta grafia
E poiché tu scrivevi
e molto fino a sera avresti scritto
ho cucinato il mio pranzo per te
A lavoro compiuto t'ho chiamato
palpiti di gioia perché infine ti avrei visto
Con vene d'inchiostro nero
nella pelle sbiancata
lento t'ho veduto arrivare
T'ho servito un piatto caldo
di frammenti
p o e s i e
in brodo di pollo sgrassato
monachine di carta
cotte con molta cura
fettine di vergatina in olio e sale
T'ho riempito il bicchiere
di vino rosso
e ho raffreddato con piccoli dadi di ghiaccio
la tua poesia più calda e tenera
a p e z z i, naturalmente
e guardandoti
infine t'ho baciato
Come perdutamente t'amo...
amore
OreDueNotte
E i fari sono oblò
su questa pioggia
che picchia sull'ombrello di Maria
la prostituta che in astanteria
trovi iniziando
la cartacea ronda
Gelo alle tempie
ripari i giornali
con la giacca imbottita semiaperta
a mani vuote torni giù in coperta
stringi il volante, sterzi
e così sia
Un caffè al bar
che sbeffeggia la notte
e regala un sapore ai camionisti
Serrature, ascensori
scale, lampi
tuoni e rimbombi
occhi arrossati e stanchi
Figurina di donna indaffarata
dita sparviere della vita tua
un uomo in auto guarda poi va via
Una lampada veglia al terzo piano
da una finestra della grande piazza
ma le pareti d'una stanza calda
a quella luce fanno da corazza
Odor di marcio
di legname al macero
consegni oggi uno scafo clandestino
i morti che non hanno visto terra
approdano al giornale del mattino

Iole Natoli, Sull'orizzonte, 1995 |