primo piano: Toyako baci alle donne


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LA GUERRA AL SINTOMO
di Iole Natoli

La caduta di stile del No Cav Day trova molta opinione pubblica concorde e tuttavia accade un fatto strano: dovendo deplorare qualche cosa, si attacca il sintomo, ma si tralascia la causa.
Non son cattolica e men che mai ratzingeriana; al contrario, non ho mai apprezzato le ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana e le frequenti pressioni esercitate, per osteggiare diritti acquisiti e nascenti. Mi sono chiesta tuttavia se Guzzanti avrebbe detto cose altrettanto pesanti di un esponente religioso islamico, divenendo l'oggetto d'una fatwa con il suo corollario di condanne, o se il trattamento `di favore´ usato a Ratzinger, non sia dovuto, almeno nello specifico, anche a una certa `innocuità´ del bersaglio. Cosa legava concretamente il pontefice, che in ogni caso è anche un capo di stato, al No Cav Day squisitamente italiano, se non la semplice voglia attoriale di rendere più succoso lo spettacolo?
Non mi pronuncio sulle presunte o effettive ragioni, che hanno indotto il sensibilissimo Premier a inserire l'ora onorevole Carfagna nel variegato Olimpo dei Ministri, se non per dire che la consegna a un'ex velina, lontana da ogni lotta fatta in campo e totalmente digiuna di politica, del ”Ministero delle Pari Opportunità” costituisce già da sola un affronto al mondo dei valori delle donne.

Quanto a Grillo, trovo di estrema superficialità la storiella della Banda dei Quattro, perché, come anch'egli in un residuo sprazzo di lucidità ha riconosciuto, le quattro cariche si riducono a una. Poco interessa, infatti, al Cavaliere di chi ricopre le altre tre al momento; a lui premeva e ancora oggi preme (Ahi, quell'annuncio di referendum alle porte!) assicurare l'impunità a se stesso, quale che possa essere, in futuro, la veste magica di cui vorrà rivestirlo la destra. Un posto sacro sui quattro disponibili gli riuscirà pure d'accaparrarselo, diamine, dopo tutte le regalie fatte adesso!
Fin qui i commenti su quanto si è detto in piazza, probabilmente contro la volontà della piazza, ma non dell'intera fascia d'italiani che seguivano la manifestazione da casa. E infatti tanti hanno inneggiato a favore della piega che ha preso il No Cav Day, l'8 di luglio. Lo hanno già fatto e ancora lo faranno, perché la visione critica è allo sfascio, perché l'imbarbarimento dei costumi conduce a esprimersi attraverso la barbarie, perché anni di martellamento televisivo, di sconvolgenti lavaggi dei cervelli, di tette e culi esposti sempre al vento, di ritornelli triviali e imbecilli hanno prodotto il dovuto risultato: per il declino d'ogni spirito critico sia lode al Principe, anche se non blasonato.
Discesa in basso, che d'altronde è ben nota ai nostri comici Grillo e Guzzanti; da qui la scelta di una via grassa e più facile, soppesata con cura per un pubblico che ha relegato in soffitta la ragione e ha gettato nell'oceano della dimenticanza la chiave.
E allora, più che tuonare contro il sintomo, sarebbe meglio puntare sulla causa, sulla presenza pervasiva di un uomo che, perfino in occasione del G8, non sa frenare i suoi attacchi di gallismo. Lo vediamo con altri capi di governo a Toyako, mentre s'illumina colto dall'idea di mandar baci a un gruppo di ragazze (addette a svolgere le pulizie in un albergo), per provocare, come può, i suoi avversari. Il tentativo di coinvolgere Sarkozy non riesce, così Pierino si esibisce da solo, per dimostrare di sapersi opporre alle critiche: che vigorosa tempra d'italiano!
Le coraggiose sfide di Berlusconi son queste. Come potersi scandalizzare realmente, se la Guzzanti usa toni da taverna per `pareggiare´gli atti berlusconiani da bettola? C'è solo da sperare e da operare, affinché quel referendum annunciato possa dare un salutare colpo di spugna alle sporche vicissitudini nostrane.

Milano, 10 luglio 2008