primo piano: Lunaria


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MILANO

Dal 16/11 al 17/12/2006
Teatro Arsenale
Via C. Correnti, 11
Tram 2, 14, 3
Tel. 028375896


Per farla finita col giudizio di Dio
di Antonin Artaud
produzione: Teatro Arsenale in collaborazione con ScenAperta, Egumteatro, Outis e Pac di Milano

regia di Annig Raimondi
con Riccardo Maria Magherini, Annig Raimondi, Yumi Seto
traduzione di Paolo Bignamini
costumi di Ambra Rinaldo
video di Virginio Liberti
disegno luci di Fulvio Michelazzi
traccia audio e musiche di Maurizio Pisati
installazioni sceniche di Ernesto Jannini

Il Teatro della crudeltà di Antonin Artaud
L'Io penso cartesiano è nel mio grido
di Iole Natoli

Quanto è possibile, ragionevole, utile, prescindere dalla vita di un autore per valutarne in una dimensione astratta il pensiero? Quale soggetto è impermeabile al vissuto, quale artista, musicista, scrittore ha realmente prodotto la sua opera al riparo dalle vicende accadutegli?
Se si volesse, nel caso d'Artaud, mantenere ben al riparo il prodotto, per scongiurare con intento lodevole che l'indugiare sulla malattia possa marchiare d'un segno di follia tutta l'opera, si cadrebbe però in un paradosso. Privando della sua radice profonda il gesto artistico di questo grande e sfortunato ribelle, se ne mutilerebbe la portata, riducendo l'universo del drammaturgo alla formula.
Il teatro della crudeltà di Antonin Artaud è molto più di una semplice etichetta, apposta alla sua produzione dall'autore. L'imperativo di decostruzione che porta Artaud a esaltare il mondo degli indiani precolombiani, basato sul "principio esclusivo della crudeltà", nasce da una visione non edulcorata del mondo, da una drammatica conoscenza del male, dall'esigenza insopprimibile d'infrangere l'ipocrita addomesticamento della specie, carta vincente d'ogni infame potere. Questo, privando l'essere umano della sua energia creatrice, che ne costituisce la dimensione spirituale profonda, ne decreta la riduttiva conversione alla materia, alla putrefazione, alla pulsione sessuale e anale, alla bestialità più sfrenata ed occultata dalle innumerevoli forme del rito, di cui la Chiesa detiene il primato.
Nel corso d'una vita travagliata, Artaud ha toccato personalmente gli abissi, ha provato nella sua sfera biologica aggredita quel che un corpo sociale traviato è capace d'infliggere agli umani. Se Cartesio può riporre la certezza della propria esistenza nell'io penso, Artaud non può che affidarla al grido umano, al faticoso riemergere dal nulla, alla pulsante biologia che si risveglia e che è comune a tutti quanti i mortali.
Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno scritto con molta acutezza sulla figura e sull'opera di Artaud, sul suo linguaggio di tipo sperimentale, che conferisce uno statuto politico al biologico. A ben vedere, chi meglio d'Artaud avrebbe potuto avvertire nell'intimo la falsità del perbenismo ufficiale? Come occultare la violenza del mondo, che si è vista in azione da bambino con la morte della sorellina Germaine, per le percosse della governante? A quale cecità fare ricorso per dare un volto amichevole al potere, all'avidità degli stati più forti, al prevalere dei vari imperialismi sempre intenti a produrre nuove guerre ? Come non cogliere la portata rivoluzionaria del grido, dell'annaspare vocalico e sillabico, se nel riemergere da innumerevoli stati di coma, indotti da potenti elettroschock, si sperimenta la disarticolazione e il furore, scudo residuo alla violenza degli altri?
"Per farla finita col giudizio di Dio", il cui titolo originario è "Le Jugement dernier" (Il Giudizio finale, o universale), è un'opera pensata per la radio, fatta di partiture differenti, in cui si alternano concetti, gesti, glossolalie, grida inarticolate, suoni.
La messa in scena curata dal Teatro Arsenale per la regia di Annig Raimondi sarebbe stata molto apprezzata da Artaud. Lo sfondo è dato da riprese filmiche di gesti quotidiani e ossessivi, collegati all'igiene e all'apparire. Insaponare accuratemente il volto e radersi, lavarsi ripetutamente le mani, tagliarsi le unghie, pettinarsi, massaggiarsi il viso , truccarsi, vestirsi, prendere il tram: lì la finzione del sistema è all'opera. Sulla scena agisce la violenza, la lacerazione costante, la negazione di qualsiasi salvezza, la riduzione d'ogni conato al niente , ma altresì la ribellione all'annientamento, alla manipolazione programmata, alla colpa.
Il rimedio all'infetta abiezione del mondo è per Artaud nel teatro della crudeltà, perché il teatro è "la genesi della creazione" e perché, mediante lo scardinamento dei codici, il linguaggio della crudeltà libera l'energia, la forza autentica, il divenire incontaminato dell'uomo. "C'è la peste, il colera, il vaiolo nero perché la danza e conseguentemente il teatro non hanno ancora cominciato ad esistere", scrive.
Sulla scena dell'Arsenale, a conclusione, lo spostamento d'una tenda rivela un ordinato schieramento di bombe.
Ben condotta, vibrante e incisiva è apparsa la recitazione degli interpreti, efficaci i costumi e le scene, ben gestite le luci, ottimi i suoni. Impeccabile la regia di Annig Raimondi.

Se la censura paralizza un'opera
di I. N.

Nel novembre del 1947, Artaud era stato invitato da Fernand Pouey a effettuare una registrazione radiofonica, nell'ambito del ciclo "La voce dei poeti", trasmesso dalla Radio francese.
Come si apprende da una lettera che Artaud indirizzò a Fernand Pouey il 16 gennaio del 1948, l'opera era stata congegnata secondo un piano così articolato: 1) testo d'apertura, letto dallo stesso Artaud; 2) effetti sonori insieme al testo interpretato da Maria Casarès; 3) "danza del Tutuguri", testo scritto in precedenza; 4) effetti sonori ricavati da uno xilofono; 5) "La ricerca della fecalità", per l'interpretazione di Roger Blin; 6) effetti sonori e battiti, affidati a Roger Blin e ad Artaud; 7) "Si presenta la questione di…", per l'interpretazione di Paule Thévenin; 8) effetti sonori e grido di Artaud per le scale; 9) Conclusione, ancora per la lettura di Artaud; 10) effetti sonori finali.
La messa in onda, prevista per il 2 febbraio 1948, fu bloccata dal direttore generale Vladimir Porché. Fernand Pouey sottopose allora la questione a una giuria di cui facevano parte scrittori, poeti, intellettuali, tra i quali figuravano Jean Cocteau, Raymond Queneau, Paul Eluard, René Clair e il domenicano Laval. Malgrado il parere favorevole che venne emesso compattamente dal gruppo, il direttore mantenne la decisione già presa, provocando in segno di protesta le dimissioni di Fernand Pouey.
L'annullamento della messa in onda colpisce Artaud dolorosamente. Come scrive lucidamente a Jean Paulhan il 10 febbraio, ogni eventuale pubblicazione cartacea apparirà inesorabilmente incompleta. Sarà venuta meno la xilografia sonora, non si udranno rumori, voci, grida; sarà stata azzerata una parte essenziale, un elemento vitale e insopprimibile del Teatro della Crudeltà .
Due giorni dopo firmerà un contratto per la stampa dell'opera "Pour en finir avec le jugement de dieu", che però non vedrà mai pubblicata. Morirà solo, il 4 febbraio del 1948, nella casa di cura d' Ivry-sur-Seine.
Radio France trasmetterà nel 1999, dopo quarantun anni di silenzio, quanto era stato da Porché censurato nel 1948.