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IL SIGNORE DEL CANE NERO
di Laura Curino e Gabriele Vacis

«Nel maggio del 1999
viene aperto a Pavia un nuovo processo
sul caso Enrico Mattei», scrive Laura Curino.

«Prove schiaccianti dimostrano
che la tragedia di Bascapè
in cui persero la vita Mattei, il pilota
e un giornalista, considerata fino ad allora
un incidente aereo, in realtà nasconde
un triplice omicidio».


Foto di Giorgio Sottile

Un'avventura che ha segnato l'Italia
La dimensione umana di Mattei
di Iole Natoli

Questa volta niente spighe di grano, sul palcoscenico del Piccolo Teatro Studio di Milano, e nemmeno libri e tendine. Niente di ciò che connota abitualmente uno spazio scenico e non solo quello di L'età dell'oro e di Una stanza tutta per me , cui ci stiamo qui riferendo. Nessun elemento scenografico precostituito: solo uno schermo ampio e bianco atto a ospitare, come un alveo accogliente, le inquadrature della narrazione. E dinanzi allo schermo Celestina, il personaggio attraverso cui Laura Curino ha filtrato informazioni e visioni, analizzando, con sensibilità critica e partecipe, un evento che ha un peso nella Storia. In più momenti il volto di Mattei sullo schermo, la sua figura, il suo sguardo, il suo enigma.
Chi è Enrico Mattei, dove e in che modo si è snodato il suo percorso negli anni, quali sono gli ideali e i comportamenti

dell'uomo, quali i rischi, pericoloso contraltare dei giochi, cosa si cela dietro la sua morte?
A raccontare i fatti è una donna di mezza età, trasandata, abbigliata con un cappotto e un tutù, un'ex ricoverata d'un ospedale psichiatrico che conosce a fondo la storia di Mattei, quasi ne fosse stata testimone, ed esprime la sua opinione senza veli, con tutta la libertà che solo un matto, o un ex matto, sa avere.
Grazie a una frequentazione immaginaria, ha sviluppato un rispetto e una comprensione al limite dell'amore per colui che considera “il capo”, una familiarità tanto stretta da potersi traquillamente figurare che Mattei, che ha finito con lo sposare una ballerina, avrebbe scelto invece proprio lei, Celestina, se soltanto le fosse accaduto di trovare, con un certo anticipo sui tempi, il tutù.


Intervista con Laura Curino

di Iole Natoli

D.: Come nasce la tua ricerca su Enrico Mattei, Laura?
R.: Nel 2006 mi fu proposta dal Piccolo, in collaborazione con l'ENI, una serata-evento in occasione dell'anniversario della nascita di Mattei, primo seme del lavoro attuale. Da bambina nutrivo, oltre a quella di “fare gli altri”, due passioni: diventare giornalista, un lavoro imperniato sul ricercare e lo scrivere, oppure hostess, per il fascino che esercitava su di me il volo. Credo che il volo sia presente nel mio mestiere, in senso metaforico e reale, e che ci sia anche qualcosa di giornalistico nel mio attento scavare in questa storia.

D.: Hai dunque progettato lo spettacolo fin da allora, fin dal tempo di quella serata al Piccolo?
R.: No. Certamente fui attratta fin dall'inizio dall'uomo, dalla complessità del personaggio e dalla sua strana morte; ma l'interesse più produttivo e profondo si sviluppò abbastanza lentamente e in sordina. Vidi la trasmissione di Minoli e la registrai. Mi ritrovavo sempre a comprar libri, come se questa persona continuasse a bussare ai miei pensieri. Oramai quella serata era fatta e tuttavia quel che era stato all'epoca una cosa molto contenuta, un'oretta di lavoro per festeggiare Mattei - benché vi fosse un contenuto tutt'altro che festevole nella sua storia - continuava a girarmi per la testa. Capii che occorreva rivolgersi a un produttore intelligente, perché non è facile trovare un'organizzazione che abbia la sensibilità necessaria per accettare e produrre un lavoro del genere. Grazie alla disponibilità del Teatro stabile di Torino, ci fu possibile avviare il progetto. Insieme a Vacis, vi lavorai durante la tournée di Zio Vania : di sera lo spettacolo e di giorno scrivere.
D.: C'è un qualche nesso tra il lavoro su Mattei e quelli su Camillo e Adriano Olivetti?
R.: Più di uno direi. Intanto, il successo di quei lavori aveva risvegliato l'attenzione di molte aziende. Per me la fabbrica ha inevitabilmente un suo contenuto poetico: ho sempre pensato che ci fosse della poesia nell'intento di perfezione del far bene una cosa, che vi fosse un aspetto estetico ed etico, una responsabilità nei confronti del proprio lavoro e nei confronti delle ricadute delle proprie opere sul resto del mondo.
D.: E questo aspetto si adattava a Mattei?
R.: Sì, ma non solo a lui. Dopo Olivetti, sono stata fatta oggetto di richieste da parte

D.: Perché il personaggio di Celestina ha un peso così rilevante nel lavoro?
R.: Abbiamo prima avuto l'idea d'un fou savant e poi Vacis ha proposto d'ispirarci a Celestina, che abbiamo conosciuta davvero, tanti anni fa, per cantare anche lei, per renderle omaggio, perché è stata una donna molto simpatica e provata da 25 anni di manicomio. Il suo personaggio mi consente di attraversare con un punto di vista preciso e parziale, anche arbitrario, la storia. Ci siamo posti la domanda: ma davanti a questo Celestina cosa direbbe? Lei direbbe quello che tutti dicono: che nessuno c'è mai cascato nella storia dell'incidente! Direbbe che Mattei è uno che ha rischiato, sapendolo bene, la vita. Gli ultimi mesi, erano tutti lì ad additare lui; si era fatto tanti nemici attorno che il gioco ormai era a chi arrivava a ucciderlo primo, a chi avrebbe avuto l'accesso più facilmente.
Non volevo ridurre lo spettacolo al “caso”, mi premeva che emergesse una dimensione umana molto forte. E questo emerge soprattutto nel rapporto di Celestina col corpo, coi resti di Enrico Mattei. Quando ho visto l'atto di polizia con l'elenco dei ritrovamenti a Bascapè, con l'enumerazione dei vari pezzi, mi è venuta in mente la meditazione sul corpo, una cosa che solo Celestina avrebbe potuto fare. Solo lei avrebbe potuto nominare, stare a guardare con amore anche dei pezzi, prendendo alla lettera pezzi di corpo come pezzi di storia di quest'uomo, pezzi di un calvario umano, con l'affetto tipico delle persone semplici, che possono fare anche le cose più assurde con dolcezza.
D.: E a quali conclusioni ti porta la sua commossa e dolente partecipazione?
R.:
Credo fermamente che non si possa liquidare Mattei semplicemente dicendo che era un corruttore, trovo che si debba distinguere, sia perché la corruzione in Italia comincia ben prima di lui, sia perché c'è corruzione e corruzione. Nella visione di quest'uomo era primaria, ci dice Celestina, l'esigenza di andare veloci , perché l'Italia non poteva aspettare per risollevarsi. C'è molta differenza tra il ricorrere alla corruzione per intascarsi del denaro e ricorrervi nell'ambito di un grande progetto per tutti, per lo Stato, per un benessere comune. Ciò sicuramente non lo lava, è stato un corruttore e questo va riconosciuto, ma in lui ci sono state molte altre cose: la sua visione sui rapporti con il resto del mondo, con i paesi produttori di petrolio, ad esempio. Aveva una visione etica della funzione dello Stato, della fabbrica, e una grande fiducia nelle persone, soprattutto nei giovani. Non ho ambizioni giornalistiche su questo spettacolo, però un'ambizione o desiderio l'avrei: di riportare l'attenzione su una morte bianca. Enrico Mattei è un caduto sul lavoro.

Note biografiche.
Laura Curino, torinese, è tra i fondatori del Laboratorio Teatro Settimo.
Tra gli spettacoli di cui è autrice e/o attrice: Esercizi sulla tavola di Mendeleev, 1984; Elementi di struttura del Sentimento, 1985; Nel Tempo tra le guerre , 1988; Istinto Occidentale , 1988; Stabat Mate, 1989; La Storia di Romeo e Giulietta, 1990; Passione, monologo, 1992; Villeggiatura, smanie, avventure e ritorno, 1993; Canto per Torino, 1995; Canto delle Città, 1996; Olivetti, monologo, 1996; Adriano Olivetti, 1998; Cori, 1999; Geografie, 1999; Fenicie, 2000; Macbeth Concerto, 2001; L'età dell'oro, 2002; Il Pranzo di Babette, 2002; Una stanza tutta per me, 2004; Il sorriso di Daphne , 2005; La Magnifica Intrapresa, Galeas per Montes, 2007; Le Designer , pioniere di stile... 2008; Santa Barbera, La Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze
con suggestioni dal ciclo di affreschi di Lorenzo Lotto, 2008; Viaggiatori di Pianura , Tre storie d'acqua, 2008.
Numerosi i premi per la recitazione e la drammaturgia. Varie pubblicazioni.

Milano, aprile 2010