primo piano: IL SIGNORE DEL CANE NERO


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Jean-Luc Lagarce
GIUSTO LA FINE DEL MONDO


Una produzione del Piccolo Teatro di Milano
per la regia di
LUCA RONCONI
al Teatro Grassi

Se la prigione dalle maglie strette è l'IO
di Iole Natoli

Jean-Luc Lagarce aveva ideato questa trama prima di apprendere della sua malattia da HIV, che lo condusse a soli 38 anni alla morte; tragica e inconsueta mescolanza di finzione immaginativa e realtà.
Animato da una forte passione per il teatro, allestì e diresse numerosi spettacoli per il suo gruppo teatrale La Roulotte. Non giunse tuttavia a vedere in scena neanche una delle tante opere, scritte nel corso della sua breve vita. Come accadde nel campo dell'arte a Modigliani, fama e fortuna lo abbracciarono postume .
Il testo
Luis è uno scrittore omosessuale, consapevole di avere a disposizione anche meno di un anno di vita. Allontanatosi
dalla propria famiglia per dedicarsi altrove in solitudine al sentito mestiere di scrittore, nel tentativo di far della distanza la strada per la propria identità, fa ritorno ora alla casa materna per darne comunicazione ai familiari, ai quali di tanto in tanto ha dedicato qualche laconica cartolina illustrata.
Cosa si aspetta da questo rientro a casa, che appare ai suoi del tutto incomprensibile? Quali reazioni pensa di suscitare negli altri e soprattutto come accoglierà la famiglia la notizia della prossima morte del congiunto? Che cosa egli leggerà nei loro occhi? E quanto quegli occhi sapranno leggere in lui?
In apparenza Luis è del tutto quieto ma nel suo cuore c'è un ciclone che urla, c'è un'ira enorme per il mondo che resta e che vorrebbe trascinare con sé, nella sua morte annunciata e oramai certa.
Il suo arrivo suscita reazioni diverse. La madre vedova lo accoglie con la consueta freddezza, una carezza su una guancia e via, un lungo sguardo che è un oscuro rimprovero. Gli va anche peggio con il fratello Antoine, che è disturbato da quella presenza che giunge ora a turbare gli equilibri, riproponendo la diversità sostanziale di personalità, di lavoro, di regole. Catherine , la moglie di Antoine che non aveva mai incontrato Luis, snocciola una gaffe dietro l'altra, ma col suo chiacchiericcio inconsistente turba ben più il marito che il cognato, che l'ascolta con compostezza tacendo, senza lasciar trapelare alcun pensiero, quasi non fosse andato fin lì per parlare, per dire agli altri quel che gli preme dentro, ma si stesse godendo uno spettacolo.
Ed è qui che Lagarce gioca il suo testo, disegnando mediante i dialoghi un tema di sofferenza distaccata. Sofferenza che investe tutti quanti, per il rapporto che ciascuno ha con l'altro. Sofferenza in cui si dibatte Suzanne, la sensibile sorella minore, che accusa Luis di averla abbandonata, senza neanche il conforto di parole che non fossero di pura convenienza come quelle delle cartoline illustrate, lui che le parole vere le conosce ma non vuole donare alla famiglia.
In questa incandescenza raggelata, Luis si abbevera alla sua solitudine. Andrà via senza aver comunicato il suo dramma, andrà via, quest'ultima volta come allora, senza aver detto assolutamente nulla di sé.

Traduzione di Franco Quadri.
Splendidamente asciutta ed essenziale la regia di Luca Ronconi.
Magnifica la prova attoriale degli interpreti Riccardo Bini (Louis), Melania Giglio (Suzanne), Pierluigi Corallo (Antoine), Francesca Ciocchetti (Catherine), Bruna Rossi (la madre).
Limpida scenografia di Marco Rossi. Ottime luci di Claudio De Pace. Rigorosi nella loro semplicità i costumi di Margherita Baldoni.

Milano, aprile 2010