primo piano: Donna non rieducabile


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Moni Ovadia e Shel Shapiro in
SHYLOCK, IL MERCANTE DI VENEZIA
IN PROVA

Da William Shakespeare
Soggetto e regia di
Roberto Andò e Moni Ovadia

Dall'1 al 13 Febbraio 2011
TEATRO ELFO PUCCINI di Milano



Il germe dell'antisemitismo nella cultura europea e l'attuale clima politico nostrano
Stereotipi e responsabilità socio-letterarie nel personaggio dell'ebreo Shylock di Shakespeare
di Iole Natoli

In una sorta di teatro improprio, uno spazio poco luminoso e assai squallido, che prefigura i possibili ambienti futuri di un settore ormai privo di risorse, un regista appollaiato su un rustico scranno, Moni Ovadia, attende la venuta di un uomo da cui dipende la realizzazione di un sogno: portare finalmente sulla scena Il Mercante di Venezia di Shakespeare.
L'uomo, interpretato da Ruggero Cara, è un soggetto piuttosto misterioso. Vuol ingaggiare il regista per lo spettacolo ma vuole anche partecipar di persona, quale attore nel ruolo di Antonio. Sembra che viva di intrallazzi imprecisi, che gli permettono giochi di potere di cui la sua natura si alimenta. Dice di sé di essere un “collezionista” e scopriremo solo alla fine di cosa.

Essendo questa l'unica possibilità concreta della quale gli è dato di fruire, il regista senza finanziamenti accetta e i l Mercante di Venezia va in prova.

Shylock è affidato a Shel Shapiro e allo stesso Ovadia, in un gioco di sdoppiamenti continui, in cui a Shapiro, qui attore molto più che cantante, compete di dare vita all'archetipo, al volto e al linguaggio antico dell'ebreo, al la sofferenza tutta umana del vecchio. Accanto ai tre, gli attori Roman Siwulak, Maksym Shamkov, che affiancano molto efficacemente la brava Federica Vincenti, nel sostanzioso ruolo di Porzia, e la vivace e spumeggiante Lee Colbert, in quello di un'erotica infermiera.

La pièce è un viaggio aspro e a volte comico, che ha quali punti nodali il testo shakespeariano nell'inglese originale dell'epoca, uno italiano di condivisa fruizione, le diverse strategie attoriali e registiche, i risvolti amorali dell'impresario (un vile gangster, commerciante di organi), le riflessioni sullo statuto sociale dell'ebreo nei secoli e nella drammaturgia shakespeariana, la radicale ideologia antisemita di cui il personaggio di Porzia è portavoce. Il tutto agito tramite intersezioni e spiazzamenti, nei quali fruttuosamente s'inserisce la Moni Ovadia Stage Orchestra - con Luca Garlaschelli (contrabbasso), Massimo Marcer (tromba), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Vincenzo Pasquariello (pianoforte), Paolo Rocca (clarinetto) -, in quel mix di teatro parlato e musicale tipico delle opere di Ovadia, che qui si avvale del canto di Lee Colbert e di quello di Federica Vincenti.

La scrittura del testo e la regia sono di Moni Ovadia e di Roberto Andò, un regista del teatro di prosa e di lirica, con frequenti e felici incursioni nel campo della sceneggiatura e della regia cinematografica.

Bella la scena integrata da proiezioni, mobili inserti visivi tipici della personalità artistica di Gianni Carluccio. Fantasiosi i costumi di Elisa Savi.

Musiche originali e arrangiamenti di Lee Colbert, Luca Garlaschelli, Massimo Marcer, Vincenzo Pasquariello, Paolo Rocca. Who Wants to Live Forever è arrangiata a prodotta da Shel Shapiro.
Luci di Gigi Saccomandi, suono a cura di Mauro Pagiaro. Foto di scena di Raffaella Cavalieri / Iguana Press.

Prossima tappa: Aosta, al Teatro Giacosa, il 15 febbraio.

Milano, 2 Febbraio 2011