Sotto l'occhio immisericordioso del Padre
di Iole Natoli
I temi cari a Stefano Massini , vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli nell'edizione 2005 del Premio Riccione, hanno tutti una radice comune: lo scandaglio dell'interiorità, abitata sovente dall'angoscia, dal segno d'una profonda solitudine, dal bisogno di dare un senso alla vita.
In Processo a Dio del 2005 questo scandaglio è radicalizzato, per l'esperienza estrema vissuta dalla protagonista Elga Firsch, un'attrice ebrea sopravvissuta con pochi altri al massacro nel campo di sterminio di Maidanek.
Per incarico di Elga, che rovistando durante lo smantellamento del campo ha reperito prove certe dei crimini, Alek ha sequestrato un ufficiale nazista. Indossata l'uniforme del carnefice, che ha rivestito coi suoi panni di deportato, lo tiene ben legato e incappucciato, puntandogli contro la pistola e gestendo con rabbiosa serietà il suo bisogno d'inversione dei ruoli. Ma non è questo il programma di Elga: la sua esigenza è molto più profonda.
Sfuggita per pura casualità allo sterminio d'un gruppo di donne, con le quali era destinata a perire, Elga s'interroga sulla presenza e sulla colpevolezza di Dio. E non le basta interrogare se stessa: ha l'assoluta necessità d'un processo, esige un imputato in carne e ossa, il nazista che, per essersi paragonato a Dio, è chiamato ad assumersi ora il ruolo di testimone e altresì di accusato. Il rabbino, padre di Alek, sarà il difensore del Dio ebraico che adesso viene posto sotto accusa, di quel Dio che non ordina più alle acque del Mar Rosso di aprirsi, ma lascia che il suo popolo eletto sia umiliato, seviziato, venduto, massacrato, senza emettere fiato in suo soccorso. Così il tragico compito che incombe sui pochi sopravvissuti allo sterminio é quello di dare voce allo sgomento, che si è quasi fissato nelle cellule, fa tutt'uno con la lacerazione, non permette il riconoscimento di sé, ha dissacrato la fiducia nell'uomo, dilaniato l'identità del soggetto.
Processo a Dio è un testo che non soggiace alla reiterazione di indagini entrate ormai da tempo nella storia, ma si addentra nelle pieghe dell'io, s'immerge negli abissi del dolore, scava un canale impervio alla speranza.
Benché il personaggio di Elga sia inventato, non lo è il tema trattato da Massini. Dopo la liberazione dai campi di sterminio nazisti, alcuni deportati sopravvissuti sentirono l'insopprimibile esigenza d'istruire processi contro Dio, nel tentativo di ricostruire se stessi.
Ottavia Piccolo, un'artista sensibilissima e colta, che ha abbracciato da tempo l'impegno d'un teatro dall'impatto politico, costituisce l'interprete ideale per il ruolo travagliato di Elga.
Asciutta e netta la regia di Fantoni, ottime le prestazioni degli attori. Essenziale il disegno dei costumi, opprimente quanto occorre la scena, aspre le luci che scavano figure nel bianco ossario della sanguinante memoria. |
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